sabato 28 marzo 2026

TRAM A MONTE SAVELLO

AI

La piazza di Monte Savello fu creata ai primi del '900, dopo la fine delle demolizioni del "Ghetto Vecchio" (iniziate nel 1885 e terminate nel 1910) e che interessarono anche il cosiddetto "Ghettarello", un insieme di isolati completamente indipendenti dal Ghetto Vecchio che insistevano proprio sul Monte Savello.

Cessò la sua esistenza nel 1999 (anche se toponomasticamente esiste ancora) quando iniziarono degli scavi archeologici che portarono alla luce quanto era sopravvissuto alle demolizioni.

Negli anni che vanno dal 1931 al 1964 è stata un importante nodo tramviario, sia per le linee che vi transitavano (CD e CS) che per quelle che vi facevano capolinea.

Nonostante con la Riforma Tramviaria del 1929 la piazza non fosse inclusa nei 9 nodi d'interscambio creati sull’anello circolare ideato con la riforma stessa, di fatto lo fu per tutte le linee che avevano il capolinea attestato sul nodo T (Trastevere, che sulla carta coincideva con il ponte Garibaldi).

Ricordiamo che i 9 nodi ideati con la riforma consentivano il trasbordo dei passeggeri tra le linee tramviarie radiali (che operavano all'esterno dell'anello e che avevano limitato le corse proprio su questi nodi ove furono creati degli anelli di inversione) e le 8 linee automobilistiche diametrali (che operavano all'interno dell'anello e che passavano tutte o per piazza Venezia o per piazza Colonna).

Le linee che vi fecero capolinea nei circa trent'anni di esercizio furono:

13b p. di Monte Savello <> c.ne Gianicolense (dal 1950 al 1964)
13c p. di Monte Savello <> v. Flavio Biondo (dal 1954 al 1964)
15 p. di Monte Savello <> p. Lodi (dal 1952 al 1963)
18c p. di Monte Savello <> v. Mondovì (dal 1944 al 1949)
22 p. di Monte Savello <> v. Rho (dal 1948 al 1950)
23 p. di Monte Savello <> p.le di S. Paolo (dal 1931 al 1949)
24 p. di Monte Savello <> p. del Tempio di Diana (dal 1943 al 1951)
26 p. di Monte Savello <> p.le del Mattatoio (dal 1931 al 1942)
28 p. di Monte Savello <> c.ne Gianicolense (dal 1936 al 1949)
29 p. di Monte Savello <> v. Poerio (dal 1936 al 1939)
29b p. di Monte Savello <> p.le di Porta S. Pancrazio (dal 1936 al 1939).


Nel filmato una passeggiata virtuale fra le vie più importanti del Ghetto Vecchio (animate da tanti bambini e da numerose botteghe di calzature e di vestiti usati), sia prima dell'inizio delle demolizioni che dopo, quando la grande spianata creata a ridosso del Tevere era dominata solo dalla mole imponente del Tempio Maggiore appena costruito.

Le piazze Mattei e Giudia erano caratterizzate da 2 delle più belle fontane di Roma, costruite ambedue molto probabilmente da Giacomo della Porta: la fontana delle Tartarughe (del 1588) e la fontana del Pianto (del 1593, spostata nel 1930 in piazza delle Cinque Scole, ove attualmente sopravvive affogata al centro di un parcheggio).

Come è possibile verificare dalle immagini lo stato di degrado e fatiscenza degli edifici era davvero importante, visto che nessuna manutenzione veniva effettuata dagli abitanti, ai quali non era consentita la proprietà di beni immobili.

Il degrado e l'abbandono erano accentuati anche dalle frequenti piene del Tevere che oltre ad allagare gran parte dei locali ai piani bassi li lasciavano in condizioni di perenne umidità.

Un ulteriore causa della insalubrità degli edifici era dovuta anche all'alta densità abitativa che comportava una convivenza con scarsissime condizioni igieniche.

Con l'arrivo del Regno d'Italia si colse l'occasione sia per salvaguardarsi dalle conseguenze delle frequenti tracimazioni del Tevere che per riportare le condizioni igieniche del rione a condizioni accettabili.

Con la costruzione dei "muraglioni", che comportò la demolizione di tutti gli edifici che affacciavano a strapiombo sul fiume e di gran parte di quelli alle loro spalle, si raggiunsero ambedue gli obiettivi.

P.S.: ognuno dei luoghi del filmato è riconoscibile attraverso un toponimo numerico, lo stesso riportato in calce alla mappa qui sopra (ripresa da quella del Nolli nella sua Nuova Topografia di Roma pubblicata nel 1748, ed attualmente accessibile in modo interattivo sul sito della Stanford University).




 





venerdì 6 marzo 2026

TRAM ED ANSA BAROCCA

AI

Il rapporto fra Roma (i romani) ed il Tevere è sempre stato un rapporto conflittuale (odio-amore).

Se prima del 1877 (anno di inizio di costruzione dei Muraglioni) il fiume rappresentava sia una comoda via di approvvigionamento della città ma anche di svago (con le sue spiaggette prima ed i suoi stabilimenti balneari galleggianti poi), era pure fonte di periodici malsani allagamenti (dovuti alle spesso poderose piene) ed anche di frequenti annegamenti (soprattutto di ragazzi desiderosi di sfidare le sue infide acque).

Dopo il 1901 (anno di fine costruzione dei Muraglioni) sia la navigabilità che la balneabilità purtroppo sono andati via via scemando (dovuti sia all'abbandono della indispensabile opera di dragaggio dell'alveo che al continuo aumento dell'inquinamento delle acque).

Le infrastrutture commerciali come i porti di Ripa Grande, di Ripetta ed il Leonino, ma anche i mulini galleggianti (presenti in prossimità dell'isola Tiberina), sono completamente scomparse.

Inoltre i Muraglioni, oltre che appresentare una barriera di contenimento delle acque, sono diventati anche una barriera per le persone (che per raggiungere le rive dovevano affrontare "le discese ardite e le risalite" lungo scale malsane e puzzolenti), spezzando quel rapporto di continuità fra fiume e città ma più recuperato.

La costruzione della pista ciclabile sulla sponda destra del fiume, le fiere estive allestite lungo i marciapiedi rivieraschi, i battelli per i giri turistici non hanno certo risollevato le sorti di un rapporto ormai incrinato che è andato addirittura peggiorando con il tempo (la Tevere Expo ed i battelli turistici sono ormai un ricordo, come l'installazione di un bell'impianto di illuminazione delle rive, fatta qualche decina di anni fa, ormai andata in malora in assenza di una manutenzione solo ordinaria).




Dal un punto di vista trasportistico alcuni ponti, costruiti dopo il muragliamento delle rive, sono stati utilizzati per l'esercizio tramviario. Fra questi vanno ricordati (da N a S):

- il ponte della Musica (aperto nel 2011, previsto per l'esercizio tramviario ma attualmente non utilizzato ancora come tale)

- il ponte Risorgimento (aperto nel 1911, utilizzato per l'esercizio tramviario della Circolare Rossa fino al 1962 quando questa fu spostata sul ponte Matteotti) 

- il ponte Matteotti (aperto nel 1929 ed utilizzato per l'esercizio tramviario fino al 2024 con la soppressione del tratto della linea 19 fino a piazza Risorgimento)

- il ponte Margherita (aperto nel 1891 ed utilizzato per l'esercizio tramviario fino al 1959 dalla Circolare Nera)

- il ponte Cavour (aperto nel 1901 ed utilizzato per l'esercizio tramviario fino al 1929, anno di attuazione della Riforma Tramviaria)

- il ponte Umberto (aperto nel 1895, utilizzato per l'esercizio tramviario fino al 1959 dalla Circolare Nera

- il ponte degli Alari (aperto nel 1889 e smantellato nel 1912, costruito come ponte provvisorio in attesa del ponte Vittorio)

- il ponte Vittorio (aperto nel 1911, utilizzato per l'esercizio tramviario fino al 1975 dalla linea 29, ex ED, quando l'anello tramviario fu fratturato con l'istituzione della linea 30 ad "U")

- il ponte Garibaldi (aperto nel 1888 e riaperto all'esercizio tramviario dal 1998 con la creazione della linea 8)

- il ponte Sublicio (aperto nel 1919, praticamente rimasto aperto all'esercizio tramviario fin dall'origine).

Ma anche alcuni ponti "storici" (come il ponte Milvio ed il ponte Sisto) furono utilizzati per il trasporto collettivo (il primo con l'esercizio della linea tramviaria 1 ed il secondo con la linea filoviaria 75, durante i lavori di ricostruzione del ponte Garibaldi, negli anni dal 1953 al 1958).




Nelle immagini virtuali l'atmosfera che probabilmente si viveva lungo le sponde del Tevere prima che fossero muragliate, con gli edifici a picco sull'acqua, percorrendo un ideale itinerario lungo l'Ansa Barocca, che parte dal Porto di Ripa Grande fino a quello di Ripetta, evidenziando tutti i luoghi che furono sacrificati alla nuova sistemazione dell'alveo e che ormai non esistono più.

Ognuno di questi luoghi è riconoscibile attraverso un toponimo numerico (lo stessa adottato dal Nolli nella sua Nuova Topografia di Roma pubblicata nel 1748), ed attualmente accessibile in modo interattivo sul sito della Stanford University.

1125 - porto di Ripa Grande (completamente scomparso)

1107 - ponte Rotto (o anche ponte Senatorio, ne sopravvive una sola arcata)

1092 - ponte Quattro Capi (o anche ponte Fabricio, parzialmente modificato per adattarlo ai Muraglioni)

1099 - ponte Cestio (o anche ponte di S. Bartolomeo, parzialmente modificato per adattarlo ai Muraglioni)

748 - chiesa di S. Bartolomeo dei Vaccinari (conciatori, completamente demolita)

746 - chiesa dei SS. Vincenzo ed Anastasio dei Cuochi (completamente demolita)

732 - ponte Sisto (o anche ponte Gianicolo, parzialmente modificato per adattarlo ai Muraglioni)

731 - collegio dei Sacerdoti (o dei Centopreti, completamente demolito e ricostruito, con la seconda fontana dell'Acqua Paola demolita e trasferita sulla riva opposta, nell'attuale piazza Trilussa)

694 - palazzo Falconieri (parzialmente modificato per adattarlo ai Muraglioni)

559 - chiesa di S. Anna de' Bresciani (completamente demolita)

557 - palazzo Sacchetti (con il Ninfeo parzialmente modificato per adattarlo ai Muraglioni)

549 - chiesa di S. Giovanni de' Fiorentini (con il ponte dei Fiorentini ed il porto Leonino, completamente scomparsi)

540 - palazzo Altoviti (completamente demolito e parzialmente ricostruito)

1318 - ponte S. Angelo (parzialmente modificato per adattarlo ai Muraglioni)

1242 - ospedale di S. Spirito in Sassia (parzialmente modificato per adattarlo ai Muraglioni ed al ponte Vittorio)

494 - porto di Ripetta (completamente scomparso)

459 e 498 - chiese di S. Girolamo de' Schiavoni e di S. Rocco (ridotte ad edifici metafisici dopo gli sventramenti del duo Marpurgo-Piacentini e dai muri del pianto di Meier).