La piazza di Monte Savello fu creata ai primi del '900, dopo la fine delle demolizioni del "Ghetto Vecchio" (iniziate nel 1885 e terminate nel 1910) e che interessarono anche il cosiddetto "Ghettarello", un insieme di isolati completamente indipendenti dal Ghetto Vecchio che insistevano proprio sul Monte Savello.
Cessò la sua esistenza nel 1999 (anche se toponomasticamente esiste ancora) quando iniziarono degli scavi archeologici che portarono alla luce quanto era sopravvissuto alle demolizioni.
Negli anni che vanno dal 1931 al 1964 è stata un importante nodo tramviario, sia per le linee che vi transitavano (CD e CS) che per quelle che vi facevano capolinea.
Nonostante con la Riforma Tramviaria del 1929 la piazza non fosse inclusa nei 9 nodi d'interscambio creati sull’anello circolare ideato con la riforma stessa, di fatto lo fu per tutte le linee che avevano il capolinea attestato sul nodo T (Trastevere, che sulla carta coincideva con il ponte Garibaldi).
Ricordiamo che i 9 nodi ideati con la riforma consentivano il trasbordo dei passeggeri tra le linee tramviarie radiali (che operavano all'esterno dell'anello e che avevano limitato le corse proprio su questi nodi ove furono creati degli anelli di inversione) e le 8 linee automobilistiche diametrali (che operavano all'interno dell'anello e che passavano tutte o per piazza Venezia o per piazza Colonna).
Le linee che vi fecero capolinea nei circa trent'anni di esercizio furono:
13b p. di Monte Savello <> c.ne Gianicolense (dal 1950 al 1964)
13c p. di Monte Savello <> v. Flavio Biondo (dal 1954 al 1964)
15 p. di Monte Savello <> p. Lodi (dal 1952 al 1963)
18c p. di Monte Savello <> v. Mondovì (dal 1944 al 1949)
22 p. di Monte Savello <> v. Rho (dal 1948 al 1950)
23 p. di Monte Savello <> p.le di S. Paolo (dal 1931 al 1949)
24 p. di Monte Savello <> p. del Tempio di Diana (dal 1943 al 1951)
26 p. di Monte Savello <> p.le del Mattatoio (dal 1931 al 1942)
28 p. di Monte Savello <> c.ne Gianicolense (dal 1936 al 1949)
29 p. di Monte Savello <> v. Poerio (dal 1936 al 1939)
29b p. di Monte Savello <> p.le di Porta S. Pancrazio (dal 1936 al 1939).
Nel filmato una passeggiata virtuale fra le vie più importanti del Ghetto Vecchio (animate da tanti bambini e da numerose botteghe di calzature e di vestiti usati), sia prima dell'inizio delle demolizioni che dopo, quando la grande spianata creata a ridosso del Tevere era dominata solo dalla mole imponente del Tempio Maggiore appena costruito.
Le piazze Mattei e Giudia erano caratterizzate da 2 delle più belle fontane di Roma, costruite ambedue molto probabilmente da Giacomo della Porta: la fontana delle Tartarughe (del 1588) e la fontana del Pianto (del 1593, spostata nel 1930 in piazza delle Cinque Scole, ove attualmente sopravvive affogata al centro di un parcheggio).
Come è possibile verificare dalle immagini lo stato di degrado e fatiscenza degli edifici era davvero importante, visto che nessuna manutenzione veniva effettuata dagli abitanti, ai quali non era consentita la proprietà di beni immobili.
Il degrado e l'abbandono erano accentuati anche dalle frequenti piene del Tevere che oltre ad allagare gran parte dei locali ai piani bassi li lasciavano in condizioni di perenne umidità.
Un ulteriore causa della insalubrità degli edifici era dovuta anche all'alta densità abitativa che comportava una convivenza con scarsissime condizioni igieniche.
Con l'arrivo del Regno d'Italia si colse l'occasione sia per salvaguardarsi dalle conseguenze delle frequenti tracimazioni del Tevere che per riportare le condizioni igieniche del rione a condizioni accettabili.
Con la costruzione dei "muraglioni", che comportò la demolizione di tutti gli edifici che affacciavano a strapiombo sul fiume e di gran parte di quelli alle loro spalle, si raggiunsero ambedue gli obiettivi.
P.S.: ognuno dei luoghi del filmato è riconoscibile attraverso un toponimo numerico, lo stesso riportato in calce alla mappa qui sopra (ripresa da quella del Nolli nella sua Nuova Topografia di Roma pubblicata nel 1748, ed attualmente accessibile in modo interattivo sul sito della Stanford University).



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