venerdì 22 maggio 2026

TRAM A CORSO VITTORIO

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Corso Vittorio Emanuele II fu costruito per completare, assieme alla preesistente via Nazionale, un importante asse stradale di collegamento (di circa 20 metri di larghezza) fra la stazione Termini ed il futuro ponte Vittorio Emanuele II (in prossimità del Vaticano).

Il corso fu inaugurato nel 1889, dopo circa 6 anni di anni di demolizioni (e ricostruzioni) di parte del tessuto urbano (medievale, rinascimentale e barocco) che preesisteva sul percorso già definito nel primo Piano Regolatore di Roma del 1873 redatto dall'ing. Viviani.

La strada fu modellata seguendo il profilo dei monumenti preesistenti più significativi (Chiesa del Gesù, Palazzo Strozzi, Palazzo Vidoni-Caffarelli, Sant'Andrea della Valle, Palazzetto Le Roy, Palazzo della Cancelleria, Palazzo Sora, Santa Maria in Vallicella, Palazzo Sforza-Cesarini) cercando di ricostruire le facciate dei palazzi storici per le quali era previsto la variazione dell'orientamento con le stesse sembianze di come si presentavano prima delle demolizioni.

L'attenzione e la cura con cui fu progettato l'intervento rende Corso Vittorio Emanuele la migliore opera di sventramento-ricostruzione effettuata a Roma dopo che divenne capitale e può essere considerata anche il capolavoro dell'architettura umbertina romana.

Negli anni che vanno dal 1897 al 1929 è stato un asse di transito di numerose linee tramviarie, inizialmente a cavalli e poi a trazione elettrica.

Le linee che lo hanno percorso in circa trent'anni di esercizio furono (si riportano solo i capilinea ad inizio esercizio):





Attualmente non è più un asse tramviario anche se ormai da trent'anni esiste un progetto che dovrebbe interessarlo lungo tutto il suo percorso con la costruzione della nuova linea TVA (Termini-Vaticano-Aurelio) che finora non ha visto la posa di un solo metro di binario.

Sono invece appena iniziati i lavori di prolungamento della linea C della metropolitana che dovrebbero anche questi interessarlo per l'intera sua lunghezza, anche se è prevista sul percorso una sola stazione all'altezza della Chiesa Nuova (essendo la prevista stazione dell'Argentina ormai stata abbandonata da anni).














Nel filmato una passeggiata virtuale fra le vie, i palazzi, le chiese che sono scomparsi definitivamente o sono stati modificati per consentire la costruzione del nuovo asse viario.

In particolare vanno ricordati:

2       Palazzo Altieri (l'unico edificio per il quale, pur essendo stato progettato un arretramento della facciata su via del Plebiscito che consentisse un allargamento della strada ai 20 metri canonici previsti per il tracciato, non fu mai attuata alcuna demolizione-ricostruzione, tant'è che oggi la strada ha mantenuto la sua larghezza originale, costituendo un limitante "collo di bottiglia" per il traffico che la percorre);

3       Palazzo Strozzi (parzialmente demolita la facciata e l'ala che dava sulla piazza omonima, consentendo la creazione dell'attuale piazza Argentina, e che ha subìto una quasi totale ricostruzione con un ampliamento in altezza);

4       Palazzo Vidoni-Caffarelli (parzialmente demolita la facciata secondaria che dava sulla strada della Valle, parallela a quella principale che dava invece su via del Sudario, ricostruita con le medesime sembianze di quella principale);

8       Palazzetto Le Roy (anche detto impropriamente la "Farnesina dei Baullari", privato dell'ala che dava sull'antica via Papalis, mantenendo invece la facciata che dava su via dei Baullari, ne ha poi riacquistato una precedentemente inesistente, perpendicolare a quella sopravvissuta);

9       Palazzo del Cancelleria (rimasto praticamente intatto, tranne che per un parte del giardino annesso che fu eliminata per dare spazio alla nuova arteria);

11     Palazzo Sora (parzialmente demolita la facciata originale, perpendicolare al percorso della nuova arteria, sulla quale ne fu ricostruita una nuova con le sembianze di quella sopravvissuta);

13     Palazzo Sforza-Cesarini (parzialmente demolita l'ala e il giardino annesso che interessavano l'area prevista per la nuova arteria, con facciata ricostruita sul nuovo corso in stile neo rinascimentale, diversa da quella settecentesca sopravvissuta su via dei Banchi Vecchi);

15     Santa Maria della Purificazione (demolita completamente);

16     Sant'Orsola della Pietà (demolita completamente);

18     Sant'Elisabetta dei Fornari (demolita completamente e non presente nel filmato poiché fino ad oggi non è stata recuperata alcuna foto d'epoca).

P.S.: ognuno dei luoghi del filmato è riconoscibile attraverso un toponimo numerico, lo stesso riportato in calce alla mappa qui sopra (ripresa da quella del Nolli nella sua "Nuova Topografia di Roma" pubblicata nel 1748, ed attualmente accessibile in modo interattivo sul sito della Stanford University).



giovedì 23 aprile 2026

TRAM ALL'ARENULA

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Via Arenula fu costruita per completare, assieme alla preesistente via Nazionale, ai futuri corso Vittorio Emanuele, ponte Garibaldi e viale del Re (oggi viale Trastevere) un importante asse stradale di collegamento (di circa 20 metri di larghezza) fra la stazione Termini e quella di Trastevere (allora attestata nell'attuale piazzale Ippolito Nievo).

La via fu inaugurata nel 1888, dopo 2 anni di demolizioni (e ricostruzioni) di gran parte del tessuto urbano (medievale, rinascimentale e barocco) che preesisteva sul percorso già definito nel primo Piano Regolatore di Roma del 1873 redatto dall'ing. Viviani.

Ulteriori grandi demolizioni interessarono le aree adiacenti la via.

La prima negli anni dal 1914 al 1924, quando fu sbancata l'ampia area a ridosso del Tevere, per consentire la costruzione del Ministero della Giustizia, opera dall'arch. Pio Piacentini.

La seconda negli anni dal 1926 al 1929 (durante i lavori per radere al suolo l'area di largo Argentina per fare posto a nuovi edifici) quando vennero alla luce quelli che furono subito identificati come 4 templi dell'età repubblicana (IV-II sec. a.C.) e parte della Curia di Pompeo (recentemente riconosciuta come il luogo dell'assassinio di Giulio Cesare).

Negli anni che vanno dal 1897 al 1929 è stata un nodo di transito di numerose linee tramviarie, inizialmente a cavalli e poi a trazione elettrica.

Le linee che la percorsero in circa trent'anni di esercizio furono (si riportano solo i capilinea ad inizio esercizio):



Dopo la Riforma Tramviaria del 1929 (che vide la scomparsa delle linee all'interno dell'anello costituito approssimativamente dalle Mura Aureliane) è stata la prima (e finora unica) via a vedere il ritorno di una linea tramviaria all'interno dell'anello (l'8 p. Venezia <> Casaletto) nella primavera del 1998.


Nel filmato una passeggiata virtuale fra le vie, i palazzi, le chiese che sono scomparsi definitivamente per consentire la costruzione del nuovo asse viario, la liberazione dell'area dell'Argentina e l'edificazione del Ministero.

A proposito delle chiese ne scomparvero ben 8, nonostante che nella seconda stesura del PRG del 1883 del Viviani ancora non fosse previsto l'abbattimento di alcuna.

Erano tutte chiese di modesta importanza, ma pur sempre testimonianza di una devozione popolare molto sentita a Roma, soprattutto fra le confraternite delle arti e dei mestieri.

In particolare vanno ricordate:

1       San Nicola dei Cesarini (annesso al grandioso palazzo dei Cesarini scomparso anch'esso)

2       Santa Lucia dei Ginnasi (demolita dal 1938 al 1941 per l'allargamento di via delle Botteghe Oscure e che conteneva una pala d'altare dipinta dalla pittrice Caterina Ginnasi) 

3       Sant'Elena dei Credenzieri (inservienti e domestici di casa dei cardinali e della nobiltà romana)

4       Sant'Anna dei Falegnami (con annesso Convento delle Benedettine)

13     Santi Vincenzo ed Anastasio dei Cuochi (e dei pasticceri)

14     San Bartolomeo dei Vaccinari (conciatori)

17     Santa Maria dei Calderari (ed anche dei cocchieri)

18     San Sebastiano dei Mercanti (non presente nel filmato poiché fino ad oggi non è stata recuperata alcuna foto d'epoca).

Alcune di loro sono tutt'ora ricordate dai toponimi adottati per intitolare alcune delle nuove vie create dopo le demolizioni; altre sono scomparse per sempre anche nei ricordi della memoria.

P.S.: ognuno dei luoghi del filmato è riconoscibile attraverso un toponimo numerico, lo stesso riportato in calce alla mappa qui sopra (ripresa da quella del Nolli nella sua "Nuova Topografia di Roma" pubblicata nel 1748, ed attualmente accessibile in modo interattivo sul sito della Stanford University).




sabato 28 marzo 2026

TRAM A MONTE SAVELLO

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Piazza di Monte Savello fu creata ai primi del '900, dopo la fine delle demolizioni del "Ghetto Vecchio" (iniziate nel 1885 e terminate nel 1910) e che interessarono anche il cosiddetto "Ghettarello", un insieme di isolati completamente indipendenti dal Ghetto Vecchio che insistevano proprio sul Monte Savello.

Cessò la sua esistenza nel 1999 (anche se toponomasticamente esiste ancora) quando iniziarono degli scavi archeologici che portarono alla luce quanto era sopravvissuto alle demolizioni.

Negli anni che vanno dal 1931 al 1964 è stata un importante nodo tramviario, sia per le linee che vi transitavano (CD e CS) che per quelle che vi facevano capolinea.

Nonostante con la Riforma Tramviaria del 1929 la piazza non fosse inclusa nei 9 nodi d'interscambio creati sull’anello circolare ideato con la riforma stessa, di fatto lo fu per tutte le linee che avevano il capolinea attestato sul nodo T (Trastevere, che sulla carta coincideva con il ponte Garibaldi).

Ricordiamo che i 9 nodi ideati con la riforma consentivano il trasbordo dei passeggeri tra le linee tramviarie radiali (che operavano all'esterno dell'anello e che avevano limitato le corse proprio su questi nodi ove furono creati degli anelli di inversione) e le 8 linee automobilistiche diametrali (che operavano all'interno dell'anello e che passavano tutte o per piazza Venezia o per piazza Colonna).

Le linee che vi fecero capolinea nei circa trent'anni di esercizio furono:

13b p. di Monte Savello <> c.ne Gianicolense (dal 1950 al 1964)
13c p. di Monte Savello <> v. Flavio Biondo (dal 1954 al 1964)
15 p. di Monte Savello <> p. Lodi (dal 1952 al 1963)
18c p. di Monte Savello <> v. Mondovì (dal 1944 al 1949)
22 p. di Monte Savello <> v. Rho (dal 1948 al 1950)
23 p. di Monte Savello <> p.le di S. Paolo (dal 1931 al 1949)
24 p. di Monte Savello <> p. del Tempio di Diana (dal 1943 al 1951)
26 p. di Monte Savello <> p.le del Mattatoio (dal 1931 al 1942)
28 p. di Monte Savello <> c.ne Gianicolense (dal 1936 al 1949)
29 p. di Monte Savello <> v. Poerio (dal 1936 al 1939)
29b p. di Monte Savello <> p.le di Porta S. Pancrazio (dal 1936 al 1939).






Nel filmato una passeggiata virtuale fra le vie più importanti del Ghetto Vecchio (animate da tanti bambini e da numerose botteghe di calzature e di vestiti usati), sia prima dell'inizio delle demolizioni che dopo, quando la grande spianata creata a ridosso del Tevere era dominata solo dalla mole imponente del Tempio Maggiore appena costruito.

Le piazze Mattei e Giudia erano caratterizzate da 2 delle più belle fontane di Roma, costruite ambedue molto probabilmente da Giacomo della Porta: la fontana delle Tartarughe (del 1588) e la fontana del Pianto (del 1593, spostata nel 1930 in piazza delle Cinque Scole, ove attualmente sopravvive affogata al centro di un parcheggio).

Come è possibile verificare dalle immagini lo stato di degrado e fatiscenza degli edifici era davvero importante, visto che nessuna manutenzione veniva effettuata dagli abitanti, ai quali non era consentita la proprietà di beni immobili.

Il degrado e l'abbandono erano accentuati anche dalle frequenti piene del Tevere che oltre ad allagare gran parte dei locali ai piani bassi li lasciavano in condizioni di perenne umidità.

Un ulteriore causa della insalubrità degli edifici era dovuta anche all'alta densità abitativa che comportava una convivenza con scarsissime condizioni igieniche.

Con l'arrivo del Regno d'Italia si colse l'occasione sia per salvaguardarsi dalle conseguenze delle frequenti tracimazioni del Tevere che per riportare le condizioni igieniche del rione a condizioni accettabili.

Con la costruzione dei "muraglioni", che comportò la demolizione di tutti gli edifici che affacciavano a strapiombo sul fiume e di gran parte di quelli alle loro spalle, si raggiunsero ambedue gli obiettivi.

P.S.: ognuno dei luoghi del filmato è riconoscibile attraverso un toponimo numerico, lo stesso riportato in calce alla mappa qui sopra (ripresa da quella del Nolli nella sua "Nuova Topografia di Roma" pubblicata nel 1748, ed attualmente accessibile in modo interattivo sul sito della Stanford University).




 





venerdì 6 marzo 2026

TRAM ED ANSA BAROCCA

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Il rapporto fra Roma (i romani) ed il Tevere è sempre stato un rapporto conflittuale (odio-amore).

Se prima del 1877 (anno di inizio di costruzione dei Muraglioni) il fiume rappresentava sia una comoda via di approvvigionamento della città ma anche di svago (con le sue spiaggette prima ed i suoi stabilimenti balneari galleggianti poi), era pure fonte di periodici malsani allagamenti (dovuti alle spesso poderose piene) ed anche di frequenti annegamenti (soprattutto di ragazzi desiderosi di sfidare le sue infide acque).

Dopo il 1901 (anno di fine costruzione dei Muraglioni) sia la navigabilità che la balneabilità purtroppo sono andati via via scemando (dovuti sia all'abbandono della indispensabile opera di dragaggio dell'alveo che al continuo aumento dell'inquinamento delle acque).

Le infrastrutture commerciali come i porti di Ripa Grande, di Ripetta ed il Leonino, ma anche i mulini galleggianti (presenti in prossimità dell'isola Tiberina), sono completamente scomparse.

Inoltre i Muraglioni, oltre che appresentare una barriera di contenimento delle acque, sono diventati anche una barriera per le persone (che per raggiungere le rive dovevano affrontare "le discese ardite e le risalite" lungo scale malsane e puzzolenti), spezzando quel rapporto di continuità fra fiume e città ma più recuperato.

La costruzione della pista ciclabile sulla sponda destra del fiume, le fiere estive allestite lungo i marciapiedi rivieraschi, i battelli per i giri turistici non hanno certo risollevato le sorti di un rapporto ormai incrinato che è andato addirittura peggiorando con il tempo (la Tevere Expo ed i battelli turistici sono ormai un ricordo, come l'installazione di un bell'impianto di illuminazione delle rive, fatta qualche decina di anni fa, ormai andata in malora in assenza di una manutenzione solo ordinaria).




Dal un punto di vista trasportistico alcuni ponti, costruiti dopo il muragliamento delle rive, sono stati utilizzati per l'esercizio tramviario. Fra questi vanno ricordati (da N a S):

- il ponte della Musica (aperto nel 2011, previsto per l'esercizio tramviario ma attualmente non utilizzato ancora come tale)

- il ponte Risorgimento (aperto nel 1911, utilizzato per l'esercizio tramviario della Circolare Rossa fino al 1962 quando questa fu spostata sul ponte Matteotti) 

- il ponte Matteotti (aperto nel 1929 ed utilizzato per l'esercizio tramviario fino al 2024 con la soppressione del tratto della linea 19 fino a piazza Risorgimento)

- il ponte Margherita (aperto nel 1891 ed utilizzato per l'esercizio tramviario fino al 1959 dalla Circolare Nera)

- il ponte Cavour (aperto nel 1901 ed utilizzato per l'esercizio tramviario fino al 1929, anno di attuazione della Riforma Tramviaria)

- il ponte Umberto (aperto nel 1895, utilizzato per l'esercizio tramviario fino al 1959 dalla Circolare Nera

- il ponte degli Alari (aperto nel 1889 e smantellato nel 1912, costruito come ponte provvisorio in attesa del ponte Vittorio)

- il ponte Vittorio (aperto nel 1911, utilizzato per l'esercizio tramviario fino al 1975 dalla linea 29, ex ED, quando l'anello tramviario fu fratturato con l'istituzione della linea 30 ad "U")

- il ponte Garibaldi (aperto nel 1888 e riaperto all'esercizio tramviario dal 1998 con la creazione della linea 8)

- il ponte Sublicio (aperto nel 1919, praticamente rimasto aperto all'esercizio tramviario fin dall'origine).

Ma anche alcuni ponti "storici" (come il ponte Milvio ed il ponte Sisto) furono utilizzati per il trasporto collettivo (il primo con l'esercizio della linea tramviaria 1 ed il secondo con la linea filoviaria 75, durante i lavori di ricostruzione del ponte Garibaldi, negli anni dal 1953 al 1958).




Nelle immagini virtuali l'atmosfera che probabilmente si viveva lungo le sponde del Tevere prima che fossero muragliate, con gli edifici a picco sull'acqua, percorrendo un ideale itinerario lungo l'Ansa Barocca, che parte dal Porto di Ripa Grande fino a quello di Ripetta, evidenziando tutti i luoghi che furono sacrificati alla nuova sistemazione dell'alveo e che ormai non esistono più.

Ognuno di questi luoghi è riconoscibile attraverso un toponimo numerico (lo stessa adottato dal Nolli nella sua Nuova Topografia di Roma pubblicata nel 1748), ed attualmente accessibile in modo interattivo sul sito della Stanford University.

1125 - porto di Ripa Grande (completamente scomparso)

1107 - ponte Rotto (o anche ponte Senatorio, ne sopravvive una sola arcata)

1092 - ponte Quattro Capi (o anche ponte Fabricio, parzialmente modificato per adattarlo ai Muraglioni)

1099 - ponte Cestio (o anche ponte di S. Bartolomeo, parzialmente modificato per adattarlo ai Muraglioni)

748 - S. Bartolomeo dei Vaccinari (conciatori, completamente demolita)

746 - SS. Vincenzo ed Anastasio dei Cuochi (completamente demolita)

732ponte Sisto (o anche ponte Gianicolo, parzialmente modificato per adattarlo ai Muraglioni)

731 - collegio dei Sacerdoti (o dei Centopreti, completamente demolito e ricostruito, con la seconda fontana dell'Acqua Paola demolita e trasferita sulla riva opposta, nell'attuale piazza Trilussa)

694 - palazzo Falconieri (parzialmente modificato per adattarlo ai Muraglioni)

559 - S. Anna de' Bresciani (completamente demolita)

557 - palazzo Sacchetti (con il Ninfeo parzialmente modificato per adattarlo ai Muraglioni)

549 - S. Giovanni de' Fiorentini (con il ponte dei Fiorentini ed il porto Leonino, completamente scomparsi)

540 - palazzo Altoviti (completamente demolito e parzialmente ricostruito)

1318 - ponte S. Angelo (parzialmente modificato per adattarlo ai Muraglioni)

1242 - ospedale di S. Spirito in Sassia (parzialmente modificato per adattarlo ai Muraglioni ed al ponte Vittorio)

494 - porto di Ripetta (completamente scomparso)

459 e 498 - S. Girolamo de' Schiavoni e di S. Rocco (ridotte ad edifici metafisici dopo gli sventramenti del duo Marpurgo-Piacentini e dai muri del pianto di Meier).



sabato 14 febbraio 2026

TRAM ALLE PENDICI DEL CAMPIDOGLIO

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Il Campidoglio, detto anche "Monte Capitolino" (Mons Capitolinus), pur essendo il più piccolo dei colli su cui venne fondata Roma è anche il più noto, tant'è che il termine inglese capitol (palazzo che ospita l'amministrazione di un governo), così come il termine capitale (inteso come città capitale), derivano dal toponimo "Colle Capitolino".

Dalla fine dell'800 è stato oggetto di una devastante opera di isolamento dal resto del tessuto della città, analoga a quella compiuta nello stesso periodo nei confronti del Tevere (con la costruzione dei muraglioni).

Se l'isolamento del Tevere fu imposto per motivi molto pratici (limitare le conseguenze delle inondazioni periodiche), quello del Campidoglio lo è stato solo per motivi ideologici, per assecondare le megalomanie dei nuovi conquistadores della città: i Savoia prima (con la costruzione del Vittoriano) ed il regime fascista poi (con l'apertura di via dell'Impero e di via del Mare).





Dopo questi interventi lo skyline del colle (caratterizzato dalla torre campanaria del Palazzo Senatorio, dalla Basilica dell'Aracoeli e dalla Torre Paolo III Farnese) fu profondamente sconvolto per risultare quello attuale (dominato dalla mole anacronistica del Vittoriamo che schiaccia la Basilica per tutta la sua lunghezza).

Altrettanto sconvolti furono tutti i cittadini che abitavano le pendici del colle (sia sul lato che guarda verso il Teatro di Marcello che su quello opposto, lungo la via Alessandrina) in un fitto dedalo di vie e viuzze che furono spazzate via insieme a loro, letteralmente deportati in altre zone della città, molto più periferiche, abbandonando per sempre quei luoghi che erano stati la loro vita e che divennero solo ricordi.

Il risultato ottenuto è quello sotto gli occhi di tutti.

Il Vittoriano è un monumento che dopo 115 anni dall'inaugurazione è ancora in cerca di identità (prima dedicato a Vittorio Emanuele II, padre della Patria, poi al Milite Ignoto ed infine ridotto a quinta per le esibizioni delle Frecce Tricolori, a polo museale e a belvedere della città), rimasto chiuso al pubblico per circa trent'anni (dal 1969 al 2000) senza che alcuno se ne accorgesse.

Le pendici del colle, dapprima trasformate in parco pubblico (il Parco di Villa Caffarelli), sono ormai inaccessibili da molti anni, dopo che erano diventate luogo di spaccio e prostituzione.


Da un punto di vista tramviario la base del Capidoglio ha visto l'arrivo dei primi tram elettrici nei primi anni del '900 (sulla direttrice Ferrovia <> San Pietro) quando la piazza Venezia stava assumendo l'aspetto attuale, dato che i lavori per la costruzione del Vittoriamo ormai procedevano da anni.

Sia sulla piazza che su quella attigua della Madonna di Loreto, esistevano degli anelli di inversione per le linee che vi facevano capolinea.

Dalla direttrice Ferrovia <> San Pietro si dipartiva (in prossimità del palazzo Bonelli, attuale sede della Provincia) una nuova direttrice verso il Foro di Traiano, che percorrendo la via Alessandrina, si diramava ulteriormente con un tratto che risaliva la strada della Tor de' Conti e l'altro che raggiungeva la chiesa della Consolazione, per attestarsi o a Testaccio o presso la Basilica di San Paolo Fuori le Mura.

Sul fronte del Teatro di Marcello fu invece attiva per un decennio (1924-1934) la linea FR (pl. Flaminio <> S. Maria in Cosmedin). esercitata con Autoelettriche Ugolini, che erano dei rotabili ad alimentazione elettrica interna (con batterie di accumulatori poste in un cassone posto sotto la cassa del veicolo). 

Nelle immagini virtuali l'atmosfera che probabilmente si viveva tutt'intorno al Campidoglio, percorrendo un ideale itinerario circolare che partendo da piazza Montanara (così pulsante di attività), raggiungeva la Cordonata (passando per Tor de' Specchi), per arrivare a piazza San Marco e piazza Venezia (molto diverse da quelle attuali), quindi la via Alessandrina (che lambiva il Foro Traiano) e la via della Consolazione, per poi raggiungere di nuovo la piazza Montanara.

Nel video ogni luogo è riconoscibile attraverso un toponimo numerico (lo stesso adottato dal Nolli nella sua Nuova Topografia di Roma pubblicata nel 1748), ed attualmente accessibile in modo interattivo sul sito della Stanford University.

Sono evidenziati tutti i luoghi importanti (ma anche quelli abitati dalla gente comune) ormai scomparsi definitivamente:

974 - piazza Montanara, con la sua caratteristica fontana opera del Della Porta (in seguito spostata al Giardino degli Aranci e dal 1973 in piazza San Simeone, lungo la via de' Coronari);

980 - via Tor de' Specchi (quasi completamente scomparsa):

975 - vicolo de' Saponari, con l'annessa chiesa di S. M. in Vinci de' Saponari;

977 - S. Andrea in Vinci degli Scultori e degli Scarpellini;

981 - S. Orsola e Catarina;

984 - palazzo Massimi (che perse l'angolo adiacente la Cordonata);

979 - palazzo Caffarelli (parzialmente demolito):

983 - abitazione di Michelangelo, in via delle Tre Pile (la cui facciata è stata ricostruita al Gianicolo);

914 - S. Rita de' Casciani (ricostruita in prossimità della chiesa di S. M. in Campitelli);

916 - palazzo con bottega di Pietro da Cortona;

112 - piazza Maciel de' Corvi, con annessa abitazione di Giulio Romano;

917 - convento e chiostro della basilica di S. M. in Aracoeli;

917 - torre di Paolo III Farnese, con annesso passetto di collegamento con il palazzetto S. Marco;

111 - via della Ripresa de' Barbari;

907 - S. Marco, con annesso palazzetto (che sarà ricostruito dalla parte opposta della piazza di S. Marco con pianta rettangolare piuttosto che trapezoidale);

906 - piazza Venezia (parzialmente riedificata con pianta speculare sull'asse di via del Corso);

277 - palazzo Bolognetti-Torlonia;

79 - via Alessandrina (completamente liberata dagli edifici che la delimitavano su ambo i lati);

966 - via della Consolazione (completamente liberata dagli edifici che la delimitavano su ambo i lati).

Un vero e proprio patrimonio, oltre che edilizio anche culturale, che fu sacrificato in nome dell'ignoranza.







domenica 25 gennaio 2026

TRAM NELLA SPINA DI BORGO

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La "Spina di Borgo" è stata un insieme di edifici a forma di cuneo la cui cuspide guardava verso il Castel Sant'Angelo, mentre il lato opposto verso la Basilica di San Pietro.

Era delimitata da 2 vie praticamente parallele (Borgo Nuovo a N e Borgo Vecchio a S) e comprendeva 2 piazze: la Scossacavalli (posta circa a metà della Spina e caratterizzata dalla presenza della stupenda fontana del Maderno, oggi spostata in piazza Sant'Andrea della Valle) e la Rusticucci (prospiciente il colonnato con il quale il Bernini creò la quinta alla Basilica di San Pietro).



L'assetto urbanistico della Spina era costituito da edifici aristocratici in elegante equilibrio con abitazioni popolari.

I primi erano abitati da cardinali o da famiglie nobili, i secondi principalmente da artigiani e popolino che nella vicina Curia Pontificia trovavano lavoro.

Sulla piazza Scossacavalli affacciavano ben 3 edifici importanti: il Palazzo del Cardinale di Corneto a N (del Bramante, oggi Palazzo Giraud o Torlonia); quello dei Convertendi o Caprini a O (sempre del Bramante, e diventata in seguito la residenza di Raffaello, ove morì a 37 anni); quello dei Penitenzieri o della Rovere a S.

Esistevano anche 2 chiese importanti: la Santa Maria in Traspontina (posta esattamente nel luogo nel quale è ubicata attualmente) e la chiesa di San Giacomo (nella piazza Scossacavalli, scomparsa insieme a tutta la Spina, dopo le demolizioni iniziate nel 1936).


Da un punto di vista tramviario la Spina era caratterizzata da 2 vie di corsa rettilinee (la prima su Borgo Nuovo, impegnata dai tram verso San Pietro, e la seconda su Borgo Vecchio, impegnata dai tram in senso opposto verso Castel Sant'Angelo).

Fra la piazza Scossacavalli e la Rusticucci era posto un anello di inversione utilizzato come capolinea sia dalle linee da e per Ponte Vittorio che da quelle da e per Porta Angelica e da e per Porta Cavalleggeri.

Nelle immagini virtuali l'atmosfera che probabilmente si viveva nella Spina, con una riproduzione abbastanza verosimile della sensazione di stupore e meraviglia che sicuramente provavano le persone che per la prima volta si affacciavano sulla Piazza di San Pietro arrivando dal Borgo Vecchio o da quello Nuovo e che non esiste più dopo la creazione della prospettiva di Via della Conciliazione.