martedì 17 marzo 2009

DRESDEN STRASSENBAHN

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Alcune rare immagini della Dresda tramviaria all'inizio degli anni quaranta del novecento prima del firestorm (tempesta di fuoco), scatenato dalla Royal Air Force britannica in due borbardamenti successivi nella notte fra il 13 e 14 febbraio 1945 e dalla Air Force statunitense in un terzo bombardamento la mattina del 14, che fecero scomparire per sempre gran parte della città, dei suoi abitanti e dei suoi tram.

sabato 14 febbraio 2009

RIFORMA TRAMVIARIA A ROMA (1930)

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La riforma della rete auto-tramviaria di Roma, attuata in una sola notte, fra il 31 dicembre 1929 e il 1° gennaio 1930, fu adottata per eliminare o perlomeno attenuare il grave stato di congestione nel quale versava la rete di trasporto romana (che nel 1929 aveva raggiunto uno sviluppo di circa 140 km di lunghezza d’impianto ma con circa 400 km di lunghezza d’esercizio).

Nei decenni precedenti il 1930 la rete auto-tramviaria di Roma aveva avuto uno sviluppo caotico sia per la presenza sul territorio di più gestori di trasporto pubblico sia per il tipo di collegamenti esistenti (quasi sempre lunghe linee diametrali) che sovrapponendosi, soprattutto nei tratti centrali, creavano dei nodi ad altissima intensità di traffico (per esempio in via del Plebiscito si era arrivati a misurare in alcune ore di punta anche circa 270 passaggi/ora di vetture pari a più di 2 passaggi/minuto per direzione di circolazione).

La soluzione scelta fu quella di dividere la città in due zone, separate da un anello il cui percorso ricalcava grosso modo quello delle Mura Aureliane.

Sull’anello venne istituita una linea tramviaria CIRCOLARE, esercitata nei due sensi di marcia, che fu detta “interna” perché affiancata da una seconda linea circolare, detta “esterna”, anch’essa esercitata nei due sensi, concentrica alla prima, completata nel 1931 ma con tre tratti già operativi nel 1930 con le linee F33, N26 e P11.

Per realizzare questo progetto furono creati 9 nodi d'interscambio sull’anello circolare interno identificati dalle iniziali dei rioni/quartieri nei quali vennero attestati:

F = Flaminio (p.le Flaminio)
S = Salario (p. Fiume)
N = Nomentano (p.ta Pia)
M = Macao (p. Indipendenza)
E = Esquilino (p. Esquilino)
R = Ripa (p. Bocca della Verità)
T = Trastevere (p.te Garibaldi)
B = Borgo (p.te Vittorio)
P = Prati (p. Cavour).


All’interno dell’anello furono istituite 8 linee automobilistiche DIAMETRALI, identificate dalle due lettere dei nodi d'interscambio ove vennero attestati i due capilinea:

FR = Flaminio-Ripa
ST = Salario- Trastevere
EF = Esquilino-Flaminio
EP = Esquilino-Prati
NT = Nomentano-Trastevere
NB = Nomentano-Borgo
MP = Macao-Prati
MB = Macao-Borgo.



Le linee diametrali automobilistiche passavano tutte o per p. Venezia o per p. Colonna o per ambedue.

All’esterno dell’anello continuarono a fare servizio le linee tramviarie RADIALI, che però vennero limitate nei capilinea interni sull’anello circolare, mantenendo quelli esterni presso i capilinea esistenti nei vari quartieri che servivano.

Le radiali vennero rinumerate progressivamente dall'1 al 37, partendo dal nord della città in senso orario, per un totale di 26 linee:

F = Flaminio (p.le Flaminio)

1 - p.le di p.te Milvio-p.le Flaminio
2 - v. Bertoloni-p.le Flaminio

S = Salario (p. Fiume)
N = Nomentano (p.ta Pia)

3 - v. Bertoloni-Ministero delle Finanze
7 - Monte Sacro-Ministero delle Finanze
15 - p. S. Croce-Ministero delle Finanze

M = Macao (p. Indipendenza)

4 - Villa Felicetti-p. Indipendenza
5 - p. Verbano-p. dei Cinquecento
9 - quart. Italia-p. dei Cinquecento
10 - Portonaccio-v. Marsala

E = Esquilino (p. Esquilino)

11 - p.le Verano-p. S. Maria Maggiore
12 - Acqua Bullicante-p. S. Maria Maggiore
16 - v. Mondovì-p. S. Maria Maggiore
18 - p.ta Latina-p. S. Maria Maggiore

T = Trastevere (p.te Garibaldi)

20 - v.le Giotto-p.te Garibaldi
23 - bas. S. Paolo-p.te Garibaldi
27 - p. F. Biondo-p.te Garibaldi
29 - Monteverde-p.te Garibaldi
31 - p.ta S. Pancrazio-p.te Garibaldi

B = Borgo (p.te Vittorio)

32 - staz. S. Pietro-p.te Vitt. Emanuele
34/ - Madonna del Riposo-p.te Vitt. Emanuele
34 - Forte Braschi-p.te Vitt. Emanuele
37/ - p. Mazzini-p.te Vitt. Emanuele

P = Prati (p. Cavour)

35 - Monte Mario-p. Cavour
35/ - Parco di Monte Mario-p. Cavour
36 - quart. Trionfale-p. Cavour
37 - p. Bainsizza-p. Cavour

più le linee della futura circolare esterna:

F33 - p. S. Pietro-p.le Flaminio
N26 - p.ta Pia-Testaccio
P11 - p. Cavour-Verano



Nei nodi d'interscambio, con opportuni anelli di inversione, vennero attestati i capilinea sia delle linee tramviarie radiali (esterne all’anello) che quelli automobilistici delle linee diametrali (interne all’anello), in modo che i passeggeri potessero effettuare i trasbordi fra le linee periferiche e quelle centrali che vi facevano coincidenza.

Facevano eccezione i nodi S=Salario e N=Nomentano che avevano un unico anello tramviario di inversione intorno al Ministero delle Finanze (interno all'anello circolare), il nodo M=Macao che aveva di fatto i capilinea tramviari attestati a p. dei Cinquecento ed il nodo R=Ripa che non aveva capilinea tramviari.

Con questa configurazione della rete vennero eliminate completamente e definitivamente all’interno delle mure aureliane le linee tramviarie.

Con l’attuazione della riforma venne anche introdotto un nuovo modello di tariffazione che favoriva i trasbordi fino allora praticamente inesistenti.

Il passeggero che non doveva raggiungere una località interna all’anello poteva acquistare un biglietto da 50 centesimi che aveva una validità di un'ora ma che era utile per un massimo di due trasbordi solo su vetture tramviarie e non poteva essere utilizzato per il viaggio di ritorno.

In tutti quei casi in cui invece aveva la necessità di raggiungere una zona centrale doveva acquistare un biglietto da 60 centesimi che aveva una validità di un'ora e che consentiva un solo trasbordo su un autobus o su un tram e non poteva essere utilizzato per il viaggio di ritorno.

Il fattorino consegnava al passeggero un biglietto forato nel punto corrispondente alla località dove iniziava il viaggio e nei successivi trasbordi il passeggero doveva presentare a sua volta il biglietto al fattorino che provvedeva a nuove forature.

Nel documentario didattico dell’ATAG alcuni esempi filmati che venivano proposti agli utenti per familiarizzarli alle modifiche introdotte dalla riforma auto-tramviaria del 1930.



Con la riforma la rete passava da una configurazione magliata, nella quale ogni coppia di nodi di traffico interni e periferici disponeva di una comunicazione diretta, generalmente tramviaria (percorribile senza trasbordi e con un unico biglietto di corsa semplice), ad una configurazione stellare, con collegamenti tramviari dai quartieri periferici verso l’anello circolare, avente al suo interno ancora una struttura a maglia di linee di autobus (con collegamenti misti auto-tramviari percorribili con uno o più trasbordi e con un biglietto orario che consentiva gli spostamenti solo su linee coincidenti ed in solo verso).

Dopo la riforma la lunghezza di impianto della rete scese a circa 100 km con una lunghezza di esercizio di 160 km.

mercoledì 11 febbraio 2009

CIRCOLARE NERA (1930-1959)

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La linea tramviaria circolare fu istituita il 1° gennaio 1930 in occasione dell'entrata in vigore della riforma auto-tramviaria della città di Roma.

La linea circolare divenne la “Circolare Interna”, ovvero “la nera” (dal colore della tabella di linea), solo un anno dopo, nel 1931, quando fu istituita la Circolare Esterna, più nota come “la rossa”.

La circolare, asse portante della nuova riforma, fu costituita con due linee, la CD (Circolare Destra) e la CS (Circolare Sinistra), che percorrevano un anello (la CD in senso orario e la CS in senso antiorario) lungo circa 12 chilometri che toccava 9 nodi di scambio tram-autobus (identificati con una lettera dell’alfabeto, mnemonica del rione/quartiere toccato) lungo il seguente itinerario:

p.le Flaminio (nodo F=Flaminio)-v.le del Muro Torto-Corso d’Italia-p. Fiume (nodo S=Salario)-Porta Pia (nodo N=Nomentano)-p. della Croce Rossa-v.le Castro Pretorio-p. Indipendenza (nodo M=Macao)-Ferrovia-v. Cavour-p. dell’Esquilino (nodo E=Esquilino)-v. degli Annibaldi-Colosseo (nodo C=Colosseo, aggiunto nel 1931)-v. di S. Gregorio-v. dei Cerchi-p. della Bocca della Verità (nodo R=Ripa)- l.gotevere dei Pierleoni-p. di Monte Savello-l.gotevere de’ Cenci-p.te Garibaldi (nodo T=Trastevere)-l.gotevere dei Vallati, dei Tebaldi, dei Sangallo, dei Fiorentini-p.te Vittorio Emanuele (nodo B=Borgo)-l.gotevere Tor di Nona-p.te Umberto I-v. Ulpiano-p. Cavour (nodo P=Prati)-v. F. Cesi-p.te Regina Margherita-v. Luisa di Savoia-p.le Flaminio.

L'anello, pur subendo negli anni alcune varianti, rimase fondamentalmente lo stesso fino alla chiusura dell'esercizio.

Nel 1934 venne eliminato il transito nel primo tratto di v. Cavour;
il tratto: Ferrovia-v. Cavour-p. dell’Esquilino (nodo E=Esquilino)-v. degli Annibaldi,
fu sostituito dal nuovo percorso: Ferrovia-v. Gioberti-v. Merulana-l.go Brancaccio-v. Giovanni Lanza-v. Cavour-v. degli Annibaldi.

Dopo circa trent’anni l'esercizio tramviario delle linee CD e CS cessò il 28 settembre 1959, sostituito con le linee autobus 20 e 21, in occasione dell’inizio dei lavori di costruzione, in vista delle Olimpiadi, di una strada a scorrimento veloce (comprensiva di sottopassi) lungo il Corso d’Italia e via del Muro Torto.

L’esercizio autobus delle linee 20 e 21 venne chiuso definitivamente nel 1974.

Sulle linee furono impiegate a partire dal 1938 le vetture articolate MATER, ove rimasero in servizio fino al 1950, quando furono sostituite dalle MRS, rese libere per l'immissione in servizio delle articolate Stanga sul “la rossa”.



Le articolate, costruite dalle officine MATER di Roma, furono ricavate dalla trasformazione di 50 motrici e 50 rimorchi a due assi, ad otto moduli. Si trattava di vetture costituite da una motrice a due assi collegata ad un analogo rimorchio con l'interposizione di un elemento sospeso collegato alle casse adiacenti a mezzo di mantici di tipo ferroviario, per questo dette due camere e cucina. Il primo esemplare di articolata fu messo in servizio il 21 aprile 1936 con il numero 5001, mentre la consegna dell'intero lotto si concluse entro il 1938.

sabato 19 aprile 2008

URBINATI

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Le "Urbinati" sono delle elettromotrici articolate unidirezionali a due casse e tre carrelli, che prendono il nome dall'ing. Mario Urbinati, progettista della particolare articolazione che le caratterizza, detta a suo ricordo "giostra Urbinati". L'Urbinati fu prima direttore tecnico della STFER di Roma, poi passò alle Officine Meccaniche della Stanga (OMS) di Padova, ove furono costruiti per molti anni questi rotabili, noti anche come "Stanga" o "TAS" (Treno Articolato Stanga).

La "giostra Urbinati" consentì di realizzare un ambiente a due casse praticamente senza restringimento interno in corrispondenza dello snodo e senza la necessità di dover adottare lunghi mantici di intercomunicazione.

La sua prima applicazione si ebbe sul prototipo 401 del 1938 per la STFER di Roma. Nel 1941 a questo prototipo seguì un primo gruppo di 11 esemplari di serie (402-412), che prestarono servizio sul tratto urbano della Tramvia dei Castelli Romani fino alla sua chiusura, avvenuta il 15 febbraio 1980. Nel 1952-53 a questo primo gruppo seguì una piccola serie di 8 motrici (501-508) del tutto identiche però a quelle costruite per l'ATAC di Roma nel 1948, alla quale furono cedute dopo la chiusura del 1980, e dove prestano ancora regolare servizio come 7101-7115. Il prototipo 401, che aveva subìto delle sostanziali modifiche soprattutto nella parte frontale negli anni '50, dopo la chiusura dell'esercizio subì un lungo accantonamento presso il deposito dell'Alberone prima e quello di Grottarossa poi. Attualmente è in fase di restauro a Torino; la conclusione del quale è prevista per il 2011 in occasione delle 150° anniversario dell'Unità d'Italia.

Un secondo prototipo, il 7001, fu costruito nel 1941 per l'ATAG di Roma, ma andò quasi completamente distrutto presso le Officine Centrali di via Prenestina durante il bombardamento anglo-americano del quartiere San Lorenzo del 19 luglio 1943. A questo prototipo seguì nel 1948 una serie di 50 motrici Stanga (7003-7099 più la 7001 ricostruita), che ancora oggi dopo cinquant'anni svolgono giornalmente il loro onorato servizio sulla rete romana.

Un piccola serie di 5 elettromotrici (4500-4504) fu costruita nel 1942 anche per l'ATM di Milano, ove prestarono servizio sulla linea di Circonvallazione fino alla fine degli anni '60. A questa seguirono due serie di articolate bicassa più numerose: la 4601-4613 di 13 esemplari del 1955 e la serie 4714-4733 di 20 esemplari del 1956, tuttora in esercizio sulla rete milanese.

Non si può non rammentare che la "giostra Urbinati" fu applicata anche su un prototipo filoviario, l'8001, costruito per l'ATAG di Roma sempre dalle OMS di Padova nel 1941, a due casse articolate, con asse portante e sterzante anteriore e due assi motori centrale e posteriore, dei quali quest'ultimo anch'esso sterzante. Il filobus fece servizio solo sulla linea 107, da piazza Sempione (Monte Sacro) a piazza S. Bernardo ed anche sporadicamente, finché fu ritirato dall'esercizio nel 1953 e demolito. Ad esso non seguì alcuna serie se non quella dei 30 filosnodati bimodali Solaris/Ganz Trollino (8501-8530) che dopo circa cinquant'anni, dal 2005, percorrono quasi lo stesso itinerario.

La "giostra Urbinati" trovò applicazione anche in campo ferroviario ove le OMS costruirono nel 1953 un primo gruppo di 3 elettrotreni articolati bidirezionali a 3 casse (801-803) e nel 1962 un secondo gruppo di 7 (811-817) per la Ferrovia Roma-Fiuggi. Nel 1956 costruirono un analogo gruppo di 2 esemplari (007-008) per le Ferrovie delle Dolomiti.

martedì 8 aprile 2008

CIRCOLARE ROSSA (1931-1975)

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La Circolare Rossa, più nota come "la rossa" (dal colore della tabella di linea), per circa quarantacinque anni è stata "il tram" di Roma.

Fu istituita il 21 aprile del 1931, a completamento della riforma tramviaria del 1930, con due linee, la ED (Esterna Destra) e la ES (Esterna Sinistra), che percorrevano un anello (la ED in senso orario e la ES in senso antiorario) lungo circa 18 chilometri che aveva il seguente itinerario:

p.te Risorgimento-v.le Belle Arti-v. U. Aldrovandi-v.le Rossini-v.le Liegi-v.le Regina Margherita-p.le Verano-v. Tiburtina-v. di Santa Bibiana-v. Lamarmora-p. Vitt. Emanuele-v. E. Filiberto-v.le Manzoni-v. Labicana-Colosseo-v. di S. Gregorio-v.le Aventino-p.ta S. Paolo-v. Marmorata-p.te Sublicio-v. G. Induno-v.le del Re (v.le di Trastevere)-p.te Garibaldi-l.gotevere dei Vallati, dei Tebaldi, dei Sangallo, dei Fiorentini-p.te Vitt. Emanuele-Borgo-p. Rusticucci-v. p.ta Angelica-v. Ottaviano-v.le G. Cesare-l.gotevere Michelangelo-p.te Risorgimento.

L'anello, pur subendo negli anni alcune varianti, rimase fondamentalmente lo stesso fino alla chiusura dell'esercizio.

Il 1° agosto 1935 venne eliminato il transito per p. Vittorio;
il tratto: p.le Verano-v. Tiburtina-v. di Santa Bibiana-v. Lamarmora-p. Vittorio Emanuele-v. E. Filiberto-v.le Manzoni,
fu sostituito dal nuovo percorso: p.le Verano-v. dei Reti-v.le dello Scalo S. Lorenzo-p.le p.ta Maggiore-v. Eleniana-p. S. Croce-v. Carlo Felice-p.le p.ta S. Giovanni-v. E. Filiberto-v.le Manzoni.

Il 28 aprile 1938 venne eliminato il transito per San Pietro (p. Rusticucci);
tratto: p.te Vitt. Emanuele-Borgo-p. Rusticucci-v. p.ta Angelica-v. Ottaviano,
fu sostituito dal nuovo percorso: p.te Vitt. Emanuele-p. Pia-v. Fosse di Castello-l.go p.ta Castello-v. Vitelleschi-p. A. Capponi-v. S. Porcari-p. Risorgimento-v. Ottaviano.

Il 29 febbraio 1962 venne eliminato il transito per ponte Risorgimento;
il tratto: p. Cinque Giornate-l.gotevevere delle Armi-p. Monte Grappa-p.te Risorgimento-p.le Belle Arti,
fu sostituito dal nuovo percorso: p. Cinque Giornate-p.te Matteotti-v. Azuni-v. Flaminia-p.le Belle Arti.

Nel 1970 venne eliminato il transito per Trastevere;
il tratto: v. Marmorata-p.te Sublicio-v. G. Induno-v.le di Trastevere-p. Sonnino-p.te Garibaldi-l.gotevere dei Vallati,
fu sostituito dal nuovo percorso: v. Marmorata-l.gotevere Aventino, dei Pierleoni, de' Cenci-l.gotevere dei Vallati.

L'esercizio tramviario della ES cessò il 16 agosto del 1960, in occasione dell'apertura delle Olimpiadi di Roma, sostituito dalla linea autobus 30. Quindici anni dopo, il 3 marzo 1975, anche la circolare ED, nel 1973 divenuta linea 29, cessò di esistere con la frattura dell'anello e la creazione della nuova linea tramviaria 30, detta "ad U", che da piazza Risorgimento raggiungeva piazza San Giovanni di Dio, ripercorrendo fino a via Induno gran parte dei binari che furono de "la rossa".

Sulle linee furono inizialmente impiegate le nuove motrici a carrelli MRS, sostituite nel 1950 dalle motrici articolate Stanga.

Qui le MRS, quando servivano la linea 30, e le Stanga, quando servivano la linea 19, in due tratti che furono de "la rossa": a Porta Maggiore, nell'autunno del 1987, e a Valle Giulia, nella primavera del 1990.





lunedì 17 marzo 2008

FERROVIA DELLE DOLOMITI (1921-1964)

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La Ferrovia delle Dolomiti è stata una linea a scartamento 950 mm, inizialmente a vapore ed in seguito elettrificata a 3000 V in continua, lunga 65 chilometri, che collegava Calalzo di Cadore, nell'alta Valle del Piave, con Dobbiaco, nell'alta Val Pusteria, attraverso la Valle del Boite, Cortina d'Ampezzo e la Valle del Rienza.

Fu aperta nel 1921 come ferrovia a vapore; nel 1924 passò sotto l'esercizio della Società Anonima per la Ferrovia delle Dolomiti (SFD) che nel 1928 la trasformò completamente in elettrica.

Durante le olimpiadi invernali di Cortina del 1956 oltre 7000 passeggeri giornalieri viaggiarono sui trenini bianchi ed azzurri della SFD.

Il 13 marzo del 1962 venne chiuso all’esercizio il tratto tra Dobbiaco e Cortina, due anni e due mesi dopo quello per Calalzo.

Il servizio fu esercitato inizialmente da 13 locomotive a vapore Feldbahn abbandonate dagli austriaci dopo l’armistizio; in seguito furono acquistate dalle Ferrovie di Montepulciano due vaporiere Henschel, tipo Mallet, adattate dalla Stanga di Padova e numerate come M31 e M32.

Con l'elettrificazione arrivarono nuovi rotabili a trazione elettrica, forniti sempre dalle officine della Stanga che costruirono per la SFD ben 6 elettromotrici con relative rimorchiate.



Per i Giochi Olimpici Invernali di Cortina del 1956 furono acquistati due elettrotreni articolati a tre casse di costruzione OMS/TIBB (bidirezionali, 32 metri, 3 casse, 8 assi, gruppo ET 007-008), quasi gemelli dei tre elettrotreni (gruppo 801-803) che nello stesso periodo erano stati forniti alla Ferrovia Roma-Fiuggi, con i quali condividevano l'articolazione a "giostra Urbinati", ma dai quali differivano per l'assenza dell'accoppiamento in multiplo.

Nel 1967, dopo la chiusura della linea, furono ceduti, una volta aggiornati nello scartamento, alla Ferrovia Trento-Malé, ove inizialmente vennero conservati con i colori originali della livrea SFD. In seguito questa venne variata per ben due volte: prima in bianco-grigio ed in seguito in grigio-rosso.



La ferrovia partiva da Calalzo di Cadore (quota 720 m slm), in corrispondenza della linea a scartamento normale proveniente da Belluno, e, passando per Cortina d'Ampezzo (a quota 1230 m slm), raggiungeva Dobbiaco (1215 m slm) in corrispondenza con la linea a scartamento normale della Val Pusteria.

La stazione più alta era Cima Banche a 1530 m slm; il dislivello verticale totale era dunque di 810 m.

La ferrovia era a binario unico, con raddoppi e tronchetti nelle stazioni, con una pendenza media del 35 per mille e raggi minimi di curva di 60 m.

Le abbondanti nevicate dei mesi invernali, fermavano spesso la linea che doveva essere ripulita dalla neve a mano in quanto non esistevano mezzi spalaneve. La durata del viaggio da Calalzo a Dobbiaco era circa di 4 ore.



Il "trenino delle Dolomiti", sullo sfondo del Cristallo, nelle scene finali del film di Camillo Mastrocinque "Vacanze d'inverno" con Alberto Sordi e Vittorio De Sica, girato a Cortina nel 1959.